costruire con un solo intento

Sto togliendo gli ultimi grammi da un arco da violino, è un lavoro lungo, estremamente minuzioso… la bacchetta di pernambuco è eccellente, perfettamente conica, e le mie finissime lime non devono intaccare questa perfezione.

Procedo millimetro per millimetro, controllando quasi ad ogni passata, lieve come la carezza di un’ala di usignolo, so che per togliere qualche grammo e mantenere perfezione occorre annullare il tempo, annullare ogni altra sensazione, diventare la lima che lieve passa e ad ogni passaggio, inesausta, ruba polvere di ala di farfalla.

È un viaggio lungo, fatto infinite volte, e mentre sono in viaggio, come se una parte di me fosse seduta sulla poltrona dl Orient Express, e io guardassi fuori, vedendo il paesaggio mutare rapidamente, ricordi e domande arrivano… mi chiedo a chi è destinato questo magnifico arco, superbo, fiero, orgoglioso, impeccabile, esigente, e maledetto, totalmente egoista, è lui che decide chi potrà impugnarlo… forse un musicista con uno straordinario violino antico, forte, fiero, imperioso, con staccati e flautati che ricordano quelli di Krylov… sì, qui qualche grammo in meno aiuta… o una violinista, non più così giovane, esile, letale, glaciale, incontentabile… sì, di scuola russa, Shamaratza Katzaritza, così diceva la maestra delle mie ragazze, maestosa nell’incedere nonostante il suo essere minuta, una Vasile in forma, doppie corde da saltare giù dalla sedia, perfette, implacabili, inarrestabili… meglio allora fermarmi, qualche grammo in più per lei…

E lo provo, cento e cento volte, bello e maledetto, fluido sulla corda, magnifico dalla punta al tallone, sembra tutto facile, è tutto facile, balzati, staccati, armonici, trilli, detaché, velocissimi… e il suono, ah, il suono, pulito, armonici dispiegati, caldo, delicato e possente, il capriccio 23, impeccabile, e il diabolico 13, anche lui, domato.

E poi arrivano i musicisti, e provano, e ridono, la contentezza prorompe, qualcuno lascia andare un ca..o! di meraviglia ed entusiasmo, e poi sì,  anche l’altro arco è magnifico, ma io preferisco questo….e perché?

All’inizio lo chiedevo, perché?, credendo che prima o poi mi avrebbero detto qualcosa di unico, di inaspettato, di, per me, indicibilmente prezioso per accrescere la mia conoscenza dell’arte dell’arco… e tanti hanno provato a rispondere, cedendo al mio autentico e profondo interesse, descrivendo minuziosamente l’uno o l’altro aspetto, magnifici, e tristemente, per me, non utilizzabili.

E poi ho smesso di chiedere perché, quando mi dicono “preferisco questo” sorrido con tutta la gioia che ho, velando con quella la mia tristezza per trovarmi di nuovo sola davanti ad un mistero che voglio sciogliere e che, dopo due decenni di tentativi, non sono ancora riuscita a sciogliere in modo soddisfacente… un amico mi suggerisce di arrendermi al mistero, troppo grande la complessità, troppo numerose e in buona parte incognite le variabili, per ora è analogo al chimismo della pietra filosofale… è un buon amico, sincero, onesto, sapiente… ma non posso arrendermi.

È stato così sin dall’inizio, con il mio primo e unico maestro, lui peggio di me, alle domande bisogna imperativamente dare risposta, e più difficili sono più è vitale dare risposta… caparbio lui, quasi ossessionato, e io non molto distante, ci capivamo… sì, lui mi capiva, ne avevo le prove, e io capivo lui, e lui era contento.

La mia ricerca della formula perfetta non può finire, probabilmente finirà con me, quando io finirò… e intanto?

Intanto la mia guida sicura è il musicista, la sua irripetibile unicità, mai prima di lei, mai prima di lui, e mai dopo di loro… e così il mio intento, unico, il mio impegno, tutto ciò che so e sono, è per quello speciale, unico, musicista, quella speciale, unica, musicista, devono avere il loro arco, unico, come loro, nulla mai così prima di loro, nulla mai così dopo di loro.

E così, da qualche tempo, questa è una delle più entusiasmanti e belle cose che faccio, perché le posso fare, perché le so fare… è lavoro insieme, impegnativo, da alcune sessioni usciamo entrambi esausti, sfiniti… e felici.

Musicista e Maestra Archettaio insieme… e sono in imbarazzo a chiamarmi Maestra, in inglese è più facile, loro hanno solo Master, maestra rischia di richiamare la maestrina delle scuole elementari, mentre qui vuol dire Mastro, chi ha imperio sulla maestria dell’arte. E sono anche donna, fiera e orgogliosa di esserlo, e combatto ogni giorno la disparità violenta e ingiusta che ci colpisce da migliaia di anni, a cui mi oppongo e mi opporrò… per questo ho deciso di sopportare l’imbarazzo del fraintendimento possibile, che non ci sarebbe se adottassi “Maestro Archettaio”, e con coraggio dire ciò che è vero: io sono Maestra Archettaio.

Musicista e Maestra Archettaio, insieme, al lavoro, insieme provano, insieme studiano, insieme mettono al mondo l’arco del Musicista, unico, irripetibile, che solo quel Musicista, solo quella Musicista potrà e saprà impugnare, perfetto e possente come l’arco di Ulisse, l’arco che nella voce dello strumento dispiega impeccabile ogni intento del Musicista.