da Maestro a Maestra

Ogni arco è unico, diverso da qualunque altro, e per ogni arco le azioni che possiamo compiere, per portarlo o riportarlo al suo ottimo, sono diverse, devono necessariamente essere diverse.

Ogni allievo che ho incontrato, in dieci anni di corsi, è diverso da ogni altro allievo, apprende a modo suo, è necessario, ogni volta, trovare il modo, le azioni che insegnano.

All’inizio volevo ritrovare, rispecchiate negli allievi e nelle allieve, l’incanto, la sorpresa, la curiosità, l’entusiasmo, la cupa disperazione, l’irritazione, la pazienza, la resilienza, la determinazione a riuscire a dispetto di tutto e contro tutti quelli che facevano sorrisetti ironici, ma và, tu, ultratrentenne, femmina per di più, che cosa vuoi fare! Archettaio?!?!

Il mio Maestro era insopportabile, non la finiva mai, non la smetteva mai… ma io capivo, sentivo che capivo, vedevo che capivo, e passo dopo passo riuscivo, e lui brontolava a lungo, ma sempre meno, finché poi diceva: socc!, e voleva dire che andava bene, molto bene.

Ma nessuno degli allievi che ho avuto è mai stato così.

All’inizio accettavo qualunque allievo mi chiedesse di fare un corso di archetteria, e cercavo ogni modo possibile perché imparasse, e alla fine del corso fosse capace di eseguire una manutenzione a regola d’arte, e, maledizione, pochi riuscivano, tanti no.

E così, anno dopo anno, ho cambiato quasi tutto quello che facevo all’inizio, ho smesso di aspettarmi che i miei allievi e le mie allieve rispecchiassero come ero io quando ho iniziato, tanti e tanti anni fa, ho smesso di accettare qualunque richiesta, ho smesso di credere di poter avere le risposte a “come-si-insegna-archetteria?” prima di aver conosciuto l’allievo, l’allieva.

Il primo incontro con chi dice di desiderare di imparare le cose dell’archetteria è un momento molto emozionante, importantissimo, tutto è importante, come mi ha trovata, come mi cercata, come mai desidera apprendere questa arte (sì, definitivamente, è un’arte, ricca, complessa, magnifica), che cosa si aspetta di ottenere, quali specifici frutti, quali risultati, per chi, da dove viene, le sue esperienze, come e quanto è vicino o dentro alla musica, che cosa sa già, o crede di sapere già… è importante come, senza strumenti, “suoniamo insieme”.

Questo è difficile da spiegare, fino a poco tempo fa non avevo altre parole per indicare questo aspetto, anche se lo conosciamo tutti, tutti siamo andati a scuola, tutti abbiamo avuto insegnanti, tutti sappiamo che con certi maestri riusciamo ad imparare e con altri no, questione di sintonia, di atmosfera, così diciamo, e così dicevo anch’io.

E anche se ci siamo dovuti rassegnare ad avere maestri per noi inadeguati, abbiamo dovuto tentare di imparare qualcosa nonostante i maestri, sì, proprio nonostante loro, non ci nascondiamo che se non stiamo bene con il maestro, con la maestra, allora faremo molta fatica, ed i risultati probabilmente non saranno granché.

Un amico, poco tempo fa, mi ha suggerito una nuova prospettiva, e mi ci sono ritrovata, anche se il quadro generale è un po’ complicato, sistemi neurali, codici neurali, plessi-sequenze di codici che guidano le nostre azioni, come possiamo descrivere quella cosa che comunemente chiamiamo “Io”… il punto che mi è piaciuto e che sento corrispondere a ciò che ho vissuto e fatto in tanti anni è questo, il Maestro, la Maestra, aiutano, sono di aiuto, e la loro voce è simultaneamente là fuori e dentro di me.

Ascolto il Maestro, ascolto la Maestra, simultaneamente, là fuori e qui dentro, è una delle mie voci, una voce che accetto, che accolgo, che diventa mia, poiché è la voce di chi mi aiuta… osservo il Maestro, osservo la Maestra, e vedo che i loro gesti sono compiuti là fuori, ma anche, simultaneamente, dentro me, li ho presi, sono diventati miei.

Anche oggi, a distanza di dieci anni dalla sua morte, il mio Maestro è con me, è nei gesti, nei movimenti lenti, precisi, sapienti, che il Maestro mi ha aiutato a costruire, passo dopo passo, meglio, nei gesti e nelle precise azioni e movimenti che io ho costruito in me e per me con l’aiuto del Maestro.

Da tempo i miei allievi riescono, sempre… in un certo senso io non tengo corsi, aiuto ad apprendere chi può apprendere, il successo è garantito, la riuscita è garantita, poiché ho imparato, negli anni, ad accettare solamente quegli allievi che possono riuscire, con me, ad apprendere quello che occorre apprendere per avere efficacemente cura dell’arco che ci è stato affidato.

Ed è magnifico, per me, vedere come l’allievo, l’allieva, passo dopo passo, prendono, afferrano, comprendono, cambiano, affrontare con loro gli ostacoli, gli insuccessi, gli errori, le sconfitte, faticare sì, tanto, e ottenere ricompense più grandi delle fatiche sopportate.

No, io non ho mai detto né mai dirò Socc!, ma ammetto che ogni volta che il mio Allievo, la mia Allieva, riescono, dietro al mio sorriso di soddisfazione, alle mie parole di congratulazioni, il mio Maestro ride e prorompe nel suo Socc! che solo io posso udire.

E in me, ogni volta, suona per le sue sole orecchie, il mio sommesso grazie Maestro!